A differenza dell’itinerario dettagliato presente nelle pagine del percorso, questo breve report descrive il tragitto inverso, ovvero da Calalzo di Cadore a Dobbiaco ed è stato realizzato dal sito ciclo-news.com

Questo percorso merita un’introduzione; è una delle più appaganti piste cicloturistiche italiane, disegnata lungo il tracciato della vecchia ferrovia delle Dolomiti con pendenze sempre moderate, caratterizzata dall’eleganza delle piccole stazioni ferroviarie che si incontrano, dalle gallerie che tagliano gli speroni delle montagne, dallo slancio dei ponti che sembrano gettati sul vuoto di gole profonde ed ombrose. Il miglior punto di partenza è la stazione di Calalzo di Cadore a circa 800 metri di quota; in breve si esce dall’abitato e subito la vista si allarga su una spettacolare veduta delle Marmarole, altissime sulla conca del Cadore, le quali offrono un anticipo dell’imponenza delle montagne che ci faranno compagnia in questo tracciato.

Si entra ben presto nella valle del torrente Boite che scorre ben al di sotto dei paesi adagiati in alto su versanti soleggiati; a Valle di Cadore ecco la prima di una serie di stazioncine che orneranno tutto il tragitto, precede alcune gallerie e l’alto viadotto della Vallesina dominato dall’Antelao, una delle più eleganti montagne delle Dolomiti.

La pista prosegue elevata dal fondovalle attraversando boschi e piccole frazioni, dove la valle, allargandosi, allarga l’ampiezza del panorama con l’irreale profilo del monte Pelmo simile a un ciclopico torrione isolato che pare accompagnare verso la valle di Borca di Cadore e San Vito, che anticipano la stazioncina di Chiapuzza che fa comparire le montagne ampezzane introdotte dall’elegante profilo della Croda da Lago con sullo sfondo il massiccio delle Tofane.

In breve si giunge a Dogana Vecchia, storico posto di frontiera fra il regno d’Italia e l’impero asburgico dove la pista abbandona il vecchio tracciato ferroviario per scendere tra i boschi di questo tratto selvaggio e solitario del fondovalle che termina a Campo di Sotto, frazione dispersa nella conca Ampezzana da dove con una breve salita si ritorna sul vecchio tracciato ferroviario per attraversare l’alto ponte sul torrente Bigontina e giungere al piazzale della stazione. Si è tra i prati e le case di Cortina d’Ampezzo per inoltrarsi ora nei radi boschi dei ghiaioni ai piedi del Pomagagnon dove nei pressi di Fiames inizia il tratto sterrato, il più alpestre e solitario del percorso dove superati un paio si speroni rocciosi, attraverso originali gallerie illuminate, si incontra l’altissimo ed altrettanto suggestivo ponte metallico che scavalca la selvaggia incisione del rio Felizon.

A Ospitale di Cadore si sfiora l’antica chiesetta proseguendo nell’incantevole piana di Rufiedo per raggiungere il valico di Cimabanche (con i suoi 1530 metri è il punto più alto dell’itinerario), per entrare nell’Alto Adige iniziando la discesa; prima ripida fino a Carbonin (rinomata località di villeggitura), poi moderata, fra enormi accumuli di ghiaia fino al lago di Landro da dove come in una icona si vede il monte Cristallo mentre sopra il lago incombe l’immagine del monte Piana, spettatore di sanguinosi combattimenti durante la Grande Guerra. All’altezza del pianoro dove sorgeva il villaggio di Landro, a destra appaiono maestose le Tre Cime di Lavaredo, altissime sul basamento di roccia della val Rimbon, visione questa tanto inaspettata quanto fugace perchè ben presto la valle della Rienza si stringe. Saliscendi ed un paio di attraversamenti della statale portano al piccolo cimitero militare di Nasswand, da qui fino all’incantevole lago di Dobbiaco dove il paesaggio cambia decisamente; non più crode dolomitiche ma linee più dolci caratterizzano la val Pusteria che con un breve tragitto semipianeggiante conduce alla stazione di Dobbiaco, luogo d’arrivo di questo straordinario percorso.